mercoledì 24 novembre 2010

ETTORE DE MAGISTRIS, UFFICIALE DEI VIGILI DI ROMA


di Alessandro Fiorillo

L'Ingegner Ettore De Magistris era uno stimato e valoroso Ufficiale del Corpo Comunale dei Vigili di Roma, era anche assistente di Geometria analitica e proiettiva dell'Università romana, e Professore nel Regio Istituto Tecnico di Roma.
Alcune sue pubblicazioni tecniche, a contenuto pompieristico, ebbero una certa diffusione ai suoi tempi, è il caso di un trattato sulla Scala Romana che scrisse nel 1895 su specifica richiesta espressa da vari Corpi di Pompieri d'Italia, curiosi di approfondire le conoscenze relative a questo strumento di grande utilità usato soprattutto dai vigili romani. Il testo, oltre che introdurre con alcune note storiche lo strumento oggetto dello studio, era corredato da numerosi e precisi calcoli sulla stabilità della scala (con o senza rompitratta), tecniche di montaggio, ecc.
Un paragrafo era dedicato alle operazioni di salvataggio con la scala, ne riporto un breve passaggio: "Il salvataggio su scala romana è sommariamente utile e facile, oltre che richiede, ciò che essenziale, brevissimo tempo. Due uomini, per mezzo di essa scala si recano al piano dove trovansi le persone da salvare; un terzo si ferma sulla scala all'altezza della finestra tenendosi nella posizione indicata per discendere ossia col busto in fuori e con le mani ai cosciali; i primi gli adagiano sulle braccia una di quelle, la quale si assicurerà con le braccia al collo di chi deve trasportarla. Se invece colui che debbesi salvare non è in grado, o per paura si rifiuta di prendere tale posizione, lo si legherà e, legato, si assicurerà con una corda al corpo del trasportatore."
Ettore De Magistris elaborò anche un prezioso manuale intitolato Corso di istruzione sulla scala romana, corredato da un ricco apparato fotografico. Una copia di questo testo è conservata presso l'Archivio Capitolino. Il nostro Ufficiale però, oltre a dedicarsi agli studi e alle pubblicazioni di carattere tecnico, era anche un appassionato di ricerca storica, difatti fu sua una delle prime pubblicazioni sulla Militia Vigilum della Roma imperiale. Questa sua pubblicazione fu molto apprezzata all'epoca, sia negli ambienti pompieristici che in quelli puramente intellettuali, tanto che questo suo libro venne anche tradotto in varie lingue.
Ettore De Magistris, colpito improvvisamente da quello che fu probabilmente un forte stato depressivo, dopo due anni di sofferenze psicologiche morì purtroppo suicida, a soli 45 anni, nel febbraio del 1912. Descritto dalle persone e dai colleghi che lo conobbero come persona "di carattere giocondo e sereno, affabilissimo nel tratto", divenne taciturno e cupo nei due anni che precedettero la sua tragica fine.
Per il Corpo dei Pompieri di Roma si trattò di una grave perdita, sia sotto il profilo operativo che intellettuale.

venerdì 19 novembre 2010

RODOLFO MORENO, COMANDANTE DEI POMPIERI DI PALERMO

di Alessandro Fiorillo

Continuano le ricerche volte a recuperare le notizie relative alla figura di quei personaggi che hanno contribuito a fare la storia recente dei corpi dei pompieri civici, dalla cui evoluzione è nato poi il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Dopo aver raccontato le gesta e riportato alla memoria la figura di Vincenzo Sebastiani, Sottocomandante dei Vigili di Roma e Comandante dei pompieri militari di Gorizia negli anni del primo conflitto mondiale, questa volta focalizziamo l’attenzione sulla figura del Cav. Rodolfo Moreno y Solangos, Comandante del Corpo dei pompieri di Palermo dal settembre del 1881.
Come più volte è emerso dalle ricerche relative alla nascita e allo sviluppo dei moderni servizi antincendio, la tradizione pompieristica italiana s’è prima sviluppata e diffusa nelle regioni settentrionali e centrali, per poi approdare, non senza ritardo, nelle regioni meridionali del paese. Ancora nel 1881 a Palermo non esisteva un vero e proprio corpo di pompieri, e i servizi antincendio erano in qualche maniera garantiti dal Corpo delle Guardie Municipali, al quale era anche affidato, appunto, la difesa contro gli incendi e contro i “disastri”. Ma i vertici politici cittadini si resero ben conto della necessità di creare quanto prima un moderno ed efficiente corpo di pompieri, per garantire alla città un servizio antincendi che fosse al passo dei tempi e sapesse rispondere alle esigenze reali di sicurezza dei cittadini. Fu così che venne indetto, nel 1881, un concorso pubblico grazie al quale Rodolfo Moreno venne assunto al comando del costituendo corpo dei pompieri di Palermo. Rodolfo Moreno era nato a Palermo il 4 ottobre del 1831, compì gli studi militari nel Collegio dell’Annunziatella di Napoli, ed entrò ben presto nelle fila dell’esercito dove percorse rapida e brillante carriera, raggiungendo ancor giovane il grado di Colonnello d’artiglieria.
Prese parte alle campagne per l’indipendenza e l’unità d’Italia, e venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare per la liberazione di Roma del 1870. Fu anche insignito della croce dei SS. Maurizio e Lazzaro (1866) e di quella di Ufficiale della Corona d’Italia (1870).
Una volta assunto nel 1881 al comando dei pompieri di Palermo, a Moreno occorsero circa otto anni per dare un assetto preciso al nuovo corpo, e in particolare per giungere alla definitiva separazione dei servizi antincendi da quelli relativi a quelli di polizia municipale che fino ad allora avevano incluso anche i primi. Inizialmente il neonato Corpo dei pompieri di Palermo era composto da 50 uomini, e soltanto successivamente, nei primi anni del nuovo secolo, il loro numero venne portato ad 86. L’opera di Moreno fu importante anche perché riuscì ad ottenere l’impianto di circa mille bocche da incendio lungo la rete idrica della città. Volle fortemente il Regolamento Organico del Corpo, che venne approvato nel 1903. Nel corso della cerimonia per l’approvazione del Regolamento, il suo corpo volle offrire al Comandante una pergamena così concepita:
“Al suo valoroso Comandante Cav. Rodolfo Moreno che dal 1° settembre 1881 messo a comandare il Corpo dei Pompieri Cantonieri, consacrossi al serio sviluppo del servizio incendii e che sostenendo lotte cruenti ne ottenne la divisione dei servizi dando nel Maggio 1889 a questa Città, il Corpo dei Pompieri dai Cantonieri completamente diviso.
A Lui, che levando forte la voce in questa civica Rappresentanza, ed in seno a congressi di altre Città d’Italia per vedere assicurato l’avvenire dei suoi pompieri, e che nel Marzo 1903 ottenne da questa Giunta Prov. Amm. Che ne approvasse il Regolamento a tale scopo creato.
L’intero Corpo dei Pompieri grato e superbo di averlo a Capo ad imperituro ricordo OFFRE.
Palermo, aprile 1903.”
Rodolfo Moreno morì nel 1906, tenne fino a quella data il comando del Corpo dei pompieri di Palermo, un corpo di cui, a merito, si considerava il padre fondatore.
Nel corso della partecipatissima cerimonia delle esequie del Comandante, si tennero vari discorsi commemorativi della brillante figura dello stesso, e tra questi è significativo riportare le parole pronunciate dal Cav. Uff. Avv. Marcello Caputo, Assessore di Polizia Municipale della città di Palermo: “ (…) Quando Rodolfo Moreno fu preposto, 25 anni fa, al Comando del nostro Corpo di Pompieri, esso mancava di arredi, di ordinamento, di disciplina. Ed Egli, con singolare tenacia, con rara abilità, con inalterabile fede, seppe dare al Corpo un’organizzazione tale da metterlo al livello dei migliori Corpi di Pompieri d’Italia, corredandolo via, via di quanto di più importante veniva apprestando la pompieristica. Molto Egli fece e moltissimo ancora Egli aveva in animo di fare. Alti ideali accarezzava ed al compimento di essi impiegò la parte migliore della sua attività; ma la sua tomba si chiuse prima che essi potessero compiersi. Riposa in pace, venerando vegliardo; i tuoi ideali si compiranno ben presto! E’ questa promessa il più bel fiore che oggi la tua diletta Palermo depone sul Tuo feretro in segno di gratitudine e di plauso all’opera Tua prestata con amore e sapere”.


Bibliografia:

Federazione Tecnica Italiana dei Corpi di Pompieri – Bollettino Ufficiale, Marzo 1906, Anno II – Num. 3, Milano.

giovedì 18 novembre 2010

QUANDO I VIGILI DEL FUOCO GIOCAVANO A CALCIO


di Alessandro Fiorillo

Negli anni 40 la squadra di calcio dei Vigili del Fuoco di Roma giocava in serie C. Ma con la soppressione del campionato nazionale per le note vicende belliche del periodo, la squadra dei VVF si ritrovò a giocare contro squadre del calibro dell'AS Roma e della Lazio.
Dal ritaglio di giornale di cui sopra, del 20 febbraio 1944, apprendiamo che la squadra dei VVF di Roma militava nel Campionato romano, divisione nazionale (XI zona). Nella fattispecie la partita Vigili del fuoco - Roma si giocò domenica 20 febbraio 1944 al campo della Rondinella, vinse la Roma per 2-0 che, grazie al risultato conseguito, si portò in testa alla classifica scavalcando la Lazio. Ma al termine del campionato il titolo locale andò ai biancoazzurri (primi con un punto di vantaggio sulla Roma). Delle dieci squadre che parteciparono al campionato, i Vigili del fuoco si piazzarono sesti con 15 punti, 5 partite vinte, 5 pareggiate ed 8 sconfitte. 21 gol realizzati, 25 subiti. La squadre partecipanti al campionato furono: Lazio, Roma, Tirrenia, Mater, Juventus Roma, Vigili del fuoco, Avia, Alba, Elettronica e Trastevere.
Nello stesso anno, nel Campionato Alta Italia disputatosi nella Repubblica di Salò il titolo fu vinto dalla squadra dei Vigili del fuoco La Spezia. Per dare un carattere veramente nazionale a quei titoli, c'era in progetto di disputare una finale tra le vicenti dei tre campionati locali (Alta Italia, Centro e Sud Italia), ma le vicende sulla Linea Gotica lo impedirono. Con la divisione del paese in due parti (Repubblica Sociale al nord e truppe alleate al sud) anche l'unità della Federazione calcistica venne meno.
Fino a tempi recenti la FIGC non ha riconosciuto lo scudetto vinto dai VVF La Spezia, ritenendo il campionato non regolare a causa delle numerose vicissitudini, anche sportive, scaturite dalla gravità degli eventi politici e bellici, e dalla divisione del paese in due parti. Il 20 gennaio 2002 la Federazione ha parzialmente accolto le istanze dello Spezia Calcio 1906 (1) ed ha assegnato un titolo sportivo onorifico per la vittoria del campionato 1943-44, con una menzione particolare allo spirito di sportività con cui gli atleti dell’epoca affrontarono le difficoltà di un periodo storico in cui l’Italia era lacerata dai bombardamenti e dalla guerra civile.


NOTE:

(1) La squadra dei VVF La Spezia sostituiva, nel 1944, lo Spezia Calcio, in quanto la dirigenza di quest'ultimo era stata falcidiata dagli eventi del periodo. Il Presidente Perioli era stato deportato in Germania e Semorile, uno dei dirigenti superstiti, chiese al Comandante del 42° Corpo Vigili del Fuoco La Spezia, Ing. Gandino, di allestire una squadra in grado di affrontare il Campionato Alta Italia.